Balcani. Storia di un divertente trauma

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I Balcani cominciano alla stazione di Budapest.
Non lasciatevi truffare dall’architettura centroeuropea di questa citta’ con radici multiculturali, o dalla vita con ostentazione alla moda ovest europea, questa apparenza della civilta’ovest europea. Budapest e’ un invito per i Balcani, e’ la zona del passaggio, e’ un cancello per la terra con la gente sempre stanca, per gli imbrogliati della guerra storie delle persone, infermita’ psiche.
Salendo su qualunque treno che va nella direzione Sud Est si sente il gusto dolce-amaro dell’indifferenza.
L’indifferenza – condizione della mente: la dispozione psichica qui si crea come il corpo solido con la forma di cilindro.
Questa e’ l’indifferenza mescolata con la melanconia, stanchezza, speranza di un momento di sosta.
Nevi treni fa caldo, dappertutto si sente l’odore di fumo delle sigarette, il cesso arrugginito negli anni 70 non riesce a distruggersi (l’aria pesante del profumo del peperone lo conserva), la gente guarda incosciente davanti a se.
Stanno ibernando e il tempo per “scendere” si sottrae dalla loro percorrenza della vita.
Si passa dalle stazioni con i nomi che non significano niente.
Sono lunghi, impossibili da ripetere, e anche se riusciamo a leggerle senza sbagliare con l’aiuto di un indigeno ( che nell’insegnamento della lingua ungherese agli stranieri incontrati per caso trova una psicopatica felicita’), non ti fanno venire in mente nulla.
Perche’, per pieta’ di Dio, con che cosa connetti il nome Hodmezővasarhely???
I treni ungheresi che arrivano a Budapest da Nord Ovest sono puliti, moderni ed estetici, quelli che partano al Sud Est, sono il loro contrario.
Come se al Nord si portasse la gente e al Sud bestiame.
Come se qualcuno di nascosto vorrebbe sviluppare il progetto apartheid.
O come se il governo ungherese avesse paura, che tutti questi bei treni comprati da milioni di euro si perdessero la’ nello spazio balcanico.
Come se dovessero essere additate come capanne dei rom con tanti bambini, che le faranno a pezzi questi nero-turchi popoli dell’abisso balcanico.
Che scompaiano nella pesante aria, come tanti anni scomparivano i progenitori di Magyar di oggi.
Comincio la mia storia dall’Ungheria e dagli ungheresi, perche’ questi disgraziati cosi tanto vogliono scappare dai Balcani, e d’altra parte sono cosi tanto legati a questa terra, che sembra non esista altro popolo con cosi tanto identitŕ intricata nazionale e infelicita’.
Gli slovacchi sono scappati dai Balcani grazie ai tedeschi e agli italiani.
I croati stanno scappando grazie ai turisti dell’ovest che mantengono il loro bellissimo paese, chiudendo gli occhi ai sanguinari, cosi tanto balcanici criminali di guerra (senno’, in che cosa e’ migliore Ante Gotovina da Ratko Mladic?).
I serbi, gli albanesi, i macedoni, i bulgari, e pure i greci non scappano dai Balcani.
Le riconoscono come la loro casa.
Un po’ stretta (perche’ ci sono tante nazioni sotto un tetto), ma di proprieta’ loro.
I romeni stanno da un’altra parte e stanno facendo finta di essere discendenti dei romani o vicini cugini di francesi e italiani (e’ un’ po’ ridicolo, soprattutto che solo nella seconda parte del XIX secolo hanno smesso di usare l’alfabeto cirillico e hanno dislovenizzado la loro lingua).
E nel frattempo gli ungheresi, poverini, contemporaneamente stanno scappando dai Balcani e d’altra parte in continuazione entrano nei Balcani, sia dal punto di vista psichico che mentale.
Una gamba scappa, altra torna.
Mitico turul gira attorno e non sa dove finire.
Atterra solo quando sentira’ la voglia di bere palinka.
E beve non stop nei bar cosi come quello nella vicinanza della stazione ferrovia di Szeged.
La’, sul territorio di 10 m2 ci stanno 15 uomini, stanno due giochi automatici, una signora dietro al bar, tv, il cane attaccato alla gamba della tavola.
Tra altro sul muro c’e’ di certo la mappa della Grande Ungheria, cosi quando un magyar berra’, potra’ piangere sopra il destino del suo povero popolo.
E in piu’ si trovera’ la il posto per nove persone con gli zaini…

Radosław Zenderowski

( professore Università Wyszyński di Varsavia )
Articolo tradotto da MAGDA ed ANDRE86
( utenti del forum viaggiatorindipendenti.it )

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