Dagestan 2017

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Le “ colonne d’ Ercole ” segnavano la fine del mondo conosciuto ad ovest; le “ porte di Alessandro ”, in un certo senso, la fine del mondo “civilizzato” ad est. Una immensa fortificazione che difendeva i territori conquistati da Alessandro Magno si estendeva quasi parallela alla catena montuosa del Caucaso arrivando fino alle rive del mar Caspio. E dopo secoli, i resti della fortezza che sovrasta il villaggio di Khuchni nel distretto dei Tabasarani e famosa per la leggenda dei “sette fratelli ed un sorella”, sono ancora lì a tramandarci tempi passati. Come la cittadella di Naryn-Kala, sopra la città di Derbent, che sovrasta il mar Caspio fino a perdersi all’ orizzonte nel Kazakhstan dall’ altra parte del mare-lago.
Siamo in Dagestan, una delle repubbliche più interessanti dell’ intera regione del Caucaso.
Una repubblica che ha vissuto guerre antiche ed eventi moderni di terrorismo . Proprio per questa difficile situazione politica il Dagestan è impropriamente tralasciato dai viaggiatori internazionali con la conseguenza di renderlo ancora più affascinante e piacevole da scoprirlo e viverlo.
Una repubblica autonoma dove risiedono decine di etnie differenti con numerosi i villaggi incastonati nelle recondite montagne dove si vive ancora tradizionalmente come le rispettive tribù tramandano da decenni.
E magari capita di recarti in una cittadina ubicata sull’ orlo di un canyon e sentirti catapultato indietro negli anni dell’ Unione Sovietica, dove sulla spaziosa e fredda piazza principale che ospita l’ unica scuola, ti imbatti nei bambini che escono per la ricreazione al seguito della vecchia maestra, l’ unica persona che parla inglese in tutta la città. Ed è anche per lei è una grande emozione incontrare, forse per la prima volta, degli stranieri e riuscire a scambiare qualche parola nella lingua che prova ad insegnare ma che ella stessa ha imparato moltissimi anni fa. Lenin, in una rara statua dove è ritratto in movimento, benedice l’ incontro internazionale che verrà celebrato in un sovietico negozio di generi alimentari. Per la grande occasione le babushki sfoderano la loro ottima tradizione culinaria e trasformano il piccolo negozietto, scarno come ai tempi dell’ Urss, in una sorta di trattoria per gli ospiti italiani. Tutti i piatti della tradizione vengono passati in rassegna dai nostri stomaci. Non si può e non si vuole, data la succulenza delle cibarie cucinate a mano, rifiutare. E’ tempo del caffè. Il caffè “alla turca” o “alla greca”, a seconda di quale zona d’ Europa ti trovi, ci viene preparato artigianalmente su di un focolare approntato nel vicino bosco. A pochi metri dallo strapiombo sul fiume dalle acque color smeraldo che scorre sottostante, incuneandosi nelle ramificazioni del canyon.
E finalmente ci inoltriamo in queste gole navigando su un battello guidato da un vecchio capitano di lungo corso che riesce a farci godere tutta la bellezza del posto amèno nel quale ci troviamo.
Numerose sono le gole, le grotte, le cascate che caratterizzano la parte dagestana del Caucaso. Scenari incredibili. Come quello che non ti aspetti in una zona montuosa. Le dune di sabbia. Uno spettacolo insolito che si può ammirare da queste parti percorrendo a piedi i binari dell’ antica ferrovia che muoveva merci e persone durante il periodo dei Soviet.
Ma anche il mar Caspio stesso è particolare, questo gigantesco lago chiuso tra le terre ma così grande che è stato da sempre considerato alla stregua di un mare. Meno famoso del vacanziero e pietroso mar Nero che delimita il Caucaso ad ovest ma altrettanto accattivante. E te ne accorgi passeggiando sul lungomare di Kaspijnsk o sulla spiaggia di Makhachkala, la capitale del Dagestan. A Baku, poche centinaia di chilometri più a sud, in Azerbaijan, avverti l’ inebriante odore del petrolio, dell’ oro nero che viene estratto da qualche piattaforma invisibile ubicata al largo del mare, qui a Makhachkala avverti invece l’ aria tipicamente salmastra e marina.
Makhachkala città di contrasti. Capitale di una delle repubbliche più islamiche della Russia ma allo stesso tempo città aperta dove la religione non si avverte in maniera così presente come avviene nella vicina Grozny.
A Makhachkala siamo musulmani ma si può fare di tutto”, si azzarda a dirci qualcuno. Ed infatti non mancano gli esercizi commerciali dove l’ alcool è venduto regolarmente, la gente che seppur con moderazione si lascia andare, qualche locale con musica per ballare e cantare, molte donne senza hijab (il foulard che copre la testa).
Russi, dagestani delle varie tribù ed altre etnie dell’ ex Unione Sovietica convivono. Certamente non mancano le madrasse (le scuole coraniche), le moschee, i muezzin, le preghiere, le tradizioni ma il vero fulcro dell’ islam, in Dagestan, si trova fuori città e soprattutto nelle montagne. O nella periferia, che lascia lo schema sovietico per quello mediorientale tipico dell’ hinterland di Istanbul od in maggior modo di quello dei Territori Palestinesi.
Il flashback tipico del viaggiatore, nel caso di Makhachkala, della sua periferia per la precisione, ci riporta a Ramallah, la capitale amministrativa della Palestina. Enormi vialoni bloccati dal traffico con negozi di qualsiasi genere, caffè volgari, autolavaggi, confusione.
Tutto questo non ci fa dimenticare, però, la storia recente fatta di guerra e soprattutto di attentati, azioni non ancora sopite. Una situazione difficile che crea numerose problematiche che spesso da qui si estendono poi in altre aree geografiche.
Il Dagestan risulta per questo più isolato rispetto a tutte le altre repubbliche del Caucaso e la gente locale se ne rammarica. Solo negli ultimi tempi qualche vacanziero proveniente da altre parti della Federazione Russa inizia a recarcisi in maniera più assidua. Non è così, però, per i viaggiatori stranieri. La diffidenza verso questo lembo di Caucaso è ancora forte. I pochi “avventurieri” stranieri che si spingono fin qui vengono accolti dai popoli dagestani in maniera eccezionale, sono al corrente dei pregiudizi che versano nei loro confronti e sanno che una rinascita e la possibile uscita dal tunnel del terrore che ancora continua ad attanagliarli passa dal turismo e dalla loro reclamizzazione nei consessi internazionali.
In altre parti del mondo poco toccate dal turismo, la gente mostra curiosità verso lo straniero in generale e l’ italiano in particolare. Qui in Dagestan la curiosità negli sguardi dei bambini che vedono per la prima volta degli stranieri, si confonde con gli inviti degli adulti a prendere un tè in casa propria. Sono contenti di farlo, anelano a che si inizi a parlare del Dagestan in maniera positiva. “Siamo brava gente, la guerra non c’è più. Parlate di noi e non ci dimenticate”, ci sentiamo più volte ripetere.

LUCA PINGITORE

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